A passage to India (resoconto di viaggio pt. 4)

Resoconto di viaggio di Riccardo Cenci (Parte 4)

Usciamo dal Forte Rosso. Una vacca si è installata di fronte ad un monumento, divenendo parte di questo singolare cenotafio. Effettivamente questi animali venerati e inamovibili, dallo sguardo perso e fisso, mi appaiono come statue viventi, emblemi di un Paese che a poco a poco sto iniziando a comprendere.

Ci avviamo verso il Mausoleo di Itmad-Ud-Dullah. Sto per scendere dall’auto quando vedo un uomo passarci accanto, lo sguardo ieratico e carismatico di un Cristo moderno, o di un Buddha, il corpo coperto solo da un panno avvolto attorno alla vita che comunque lascia intravedere il sesso. Avrei voluto fotografarlo, ma è già alle mie spalle. Per qualche motivo penso a Morte a Venezia di Thomas Mann. Un santone o semplicemente un uomo che vende il proprio corpo? Nessuno fornirà mai una risposta a questa domanda. Un altro ricordo destinato a svaporare nei meandri di questo Paese affascinante e folle. Il mausoleo è bellissimo nella sua immacolata perfezione. Una sorta di Taj Mahal in versione ridotta, ed infatti è servito da modello per il suo parente più famoso. Un gioiello architettonico alla cui decorazione ha contribuito anche la poetessa e pittrice Nur Jahan, figlia del visir dell’imperatore al quale l’edificio è dedicato.

Percorriamo gli spazi vuoti del mausoleo e il giardino con passi lenti, percependo dentro di noi gli innumerevoli passi di persone sconosciute che quel luogo conserva, i quali echeggiano nell’enorme cassa di risonanza del tempo.

Ci avviamo verso l’uscita. Getto un ultimo sguardo verso quel luogo misterioso, che mi sembra appartenere ad un’altra dimensione. Ancora pochi metri e siamo di nuovo immersi nel caos cittadino. Due luoghi vicini e lontani al tempo stesso, uguali e antitetici, partecipi del medesimo incanto.

Mausoleo di Akbar a SikandraIl monsone danza pigro sulle case, ma resta sterile e secco. Ci dirigiamo verso il Mausoleo di Akbar a Sikandra, a pochi chilometri dal centro di Agra. Il luogo mi conquista per l’architettura semplice e complessa al tempo stesso, con i suoi ampi spazi vuoti e i suoi diversi livelli che scimmiottano la struttura di una residenza nobiliare. Pappagalli intrecciano le loro traiettorie attorno alla facciata, spiccando con il loro colore verde acceso sull’arenaria rossa. L’episodio mi riporta alla mente un famoso racconto di Tagore, nel quale il pappagallo viene ucciso dalla sapienza che gli uomini vogliono per forza mettergli nel becco sotto forma di fogli strappati dai libri. Il che mi ricorda che Akbar era analfabeta, pur coltivando una sfrenata passione per le arti. Alcuni bambini, figli di borghesi in visita al mausoleo, ci circondano chiedendoci la foto consueta. Evidentemente i turisti stranieri non sono numerosi da queste parti.
Percorriamo lentamente il parco. Sparute coppie di giovani si scambiano effusioni che altrimenti in famiglia non sarebbero consentite. In lontananza pascolano numerose antilopi e passeggiano alcuni pavoni restii a concedersi all’obiettivo. Delle scimmie decantate dai depliant turistici neppure l’ombra. La nostra guida ci dice che a volte ha visto centinaia di esemplari nel parco, ma stentiamo a credergli. All’improvviso un albero sembra animarsi come preda di uno strano incantesimo. Una piccola scimmietta compie alcune piroette, poi cala sul selciato come un consumato acrobata. Un’altra la segue, e un’altra ancora. Poi è la volta degli adulti. In breve abbiamo di fronte a noi una decina di macachi, una razza non molto incline a fraternizzare e abbastanza dispettosa. Badando a non farci sottrarre alcun oggetto personale facciamo qualche scatto.

tempio d'oroGiriraj vuole visitare il tempio Sikh di Agra, che neppure lui ha mai visto. Compiamo i consueti riti ai quali ci stiamo ormai abituando. Lasciamo le scarpe e le calze all’ingresso, ci bagniamo i piedi nella vasca rituale, ci annodiamo il fazzoletto sulla testa. Purtroppo la parte principale del tempio è in restauro, per cui il rito si svolge in una stanzetta attigua, piccola e poco suggestiva. Uno dei fedeli ci invita con decisione a genufletterci, cosa che facciamo senza indugiare.

Il giorno seguente siamo in marcia per Jaipur.
Giriraj si dice entusiasta del discorso pronunciato dal Primo Ministro Narendra Modi in occasione dell’anniversario dell’indipendenza. Per la prima volta, in una occasione istituzionale di tale importanza, ampio spazio è stato dedicato alle questioni igieniche. Modi ha stigmatizzato la sporcizia imperante, primo elemento che colpisce negativamente il turista in visita in India. Un grande problema è costituito dalla mancanza di servizi igienici nelle case più povere. Attribuendo la colpa al singolo, Modi cerca di responsabilizzare il proprio popolo riguardo una questione cruciale.

Effettivamente vediamo continuamente persone orinare per le strade, uomini sputare dai finestrini delle loro vetture, vediamo mucche pascolare letteralmente nell’immondizia. Se non cambierà la mentalità della gente, sarà difficile che le cose possano migliorare. Un discorso coraggioso che non ha tralasciato la questione femminile. In questi giorni leggiamo sovente sui giornali italiani di donne e bambine stuprate.
Secondo Giriraj si tratta di casi isolati, se pure molto gravi. Anche in questo senso il Primo MInistro intende trasmettere un segnale di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti. La nostra guida ci spiega inoltre che Modi è il primo premier ad essere nato dopo la proclamazione dell’indipendenza, che risale al 15 agosto del 1947, un fatto simbolico importante. Giriraj si mostra fiducioso nel nuovo corso. Modi è un figlio del popolo, un ex venditore di tè dalle umili origini, quindi vicino alle problematiche concrete di questo Paese. Un uomo il quale, secondo i suoi sostenitori, può aiutare l’India a crescere economicamente mentre, a detta dei denigratori, nella sua precedente carica di governatore del Gujarat non si è interessato minimamente a ridistribuire la ricchezza, attualmente in mano ad una percentuale molto bassa della popolazione. Proseguiamo nel nostro viaggio, ognuno con i propri pensieri nella testa. Dopo un po’ qualcuno mette di nuovo in campo l’argomento dell’emancipazione femminile.

2Se a Delhi non era raro vedere donne al volante, qui la cosa è impensabile. Nella capitale le cose stanno rapidamente cambiando, mentre in altri luoghi il tempo sembra essere immutabile. Kamal, il nostro autista, solitamente silenzioso e discreto inizia a parlare della sua ragazza. Lui appartiene alla seconda casta, mentre lei è della quarta, la più bassa. Per loro è impossibile confrontarsi sinceramente con i genitori. Non hanno idea di come venir fuori da questa situazione. Effettivamente in India gran parte dei matrimoni vengono combinati dalle famiglie.
Giriraj conosce molte ragazze che non si preoccupano affatto di cercare un fidanzato, perché sanno che questo è un compito della famiglia. Se conoscono qualcuno prima di raggiungere l’età fatidica tanto meglio, altrimenti non hanno difficoltà a chinarsi di fronte a un destino già scritto. Quando parlo dell’amore Giriraj accenna un sorriso.

Le famiglie sondano l’affinità caratteriale tramite oroscopi. Quando questa è accertata si è già ad un buon punto. L’amore verrà dopo, con il tempo.

Molti giovani sono ancora legati a queste tradizioni, specialmente nei villaggi, mentre nelle grandi città le cose stanno mutando velocemente. Kamal sembra deciso a sposare la sua ragazza, nonostante le differenze di casta, nonostante la sua famiglia,
nonostante tutto.

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Una risposta

  1. 10 novembre 2014

    […] precedente – successivo […]

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